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Gay & Bisex

25 Nel boschetto una sera di autunno


di iside59
11.04.2025    |    8.784    |    11 9.4
"Emettendo un gemito roco ed animalesco si lasciò andare ad una sbrodolata pazzesca, per un attimo credetti di annegare, il suo seme sembrava mi uscisse fin dal naso, ebbi un conato di rigetto, ..."
Un tardo pomeriggio di una giornata autunnale mi recai in un posto conosciuto sul web che veniva millantato come luogo di incontri molto proficuo e con grande fiducia di accontentare i miei istinti belluini arrivai sul posto quasi all’imbrunire, mentre calava sul posto in mezzo alla campagna una nebbiolina, che andava sempre più addensandosi fino a far calare un che di misterioso, una atmosfera quasi inquietante.
I visitatori lasciavano l’auto e si incamminavano per un sentiero che si addentrava nel bosco dando una sensazione di andare verso l’ignoto che mi eccitava.
Le macchine parcheggiate erano poche, in quel momento nel fogliame non c’erano più di quattro persone e visto l’orario e il luogo, non sarebbero certo aumentate.
Scesi dall’auto e mi incamminai al suo interno, il sentiero era tracciato dal passaggio delle persone, non era ben definito, ad un certo punto scompariva tra gli arbusti e la pista non era più tracciata, il buio era totale col rischio anche di perdere l’orientamento in mezzo al fogliame.
Le ombre della sera erano ormai calate e tra i rami non si vedeva quasi più niente, presi la strada del ritorno per evitare di perdermi, ma mentre ripercorrevo i miei passi ebbi la sensazione che qualcuno mi seguisse, il rumore delle foglie secche calpestate nel bosco mi segnalava che un individuo si stava avvicinando, i suoi passi erano sempre più vicini, la curiosità di chi potesse essere e che cosa avrebbe potuto pretendere da me mi infoiava non poco, ormai era vicino, sovraeccitato dalla circostanza smisi di camminare e mi fermai.
Mi abbassai i pantaloni e mi presi in mano il cazzo cominciando a menarlo lentamente, chiusi gli occhi e mi misi in attesa.
Dopo un paio di minuti un’altra mano si aggiunse alla mia scoprendomi completamente il glande e portandomi al settimo cielo.
Mentre con una mano mi segava lentamente con l’altra mi palpeggiava le chiappe per poi insinuarsi tra di esse per infilarmi un dito in culo, cosa da me accolta con immensa soddisfazione.
Io non l’avevo ancora visto in faccia e non volevo neanche vederlo, era vecchio, era giovane, non mi interessava proprio, per me era solo un cazzo, un cazzo e basta e proprio alla ricerca di questo allungai la mano dietro e lo estrassi dalla mutanda, scappellandolo e segandolo come si deve.
Lui mi poggiò una mano sula testa e mi spinse giù fino a farmi ritrovare in bocca il suo cappellone, liscio e umido, che succhiai a dovere con sua grande approvazione.
Ritenendo che il mio lavoro lo avesse portato ad un’erezione accettabile, mi fece alzare e sputandosi sulle dita di una mano cominciò ad umidificarmi il buchetto; sotto il suo sapiente massaggio il mio buco si aprì come la fica bagnata di una donna, allargando le sue labbra in attesa dell’intruso desiderato.
Le sue dita piano piano affondarono nel pertugio, mi stantuffò duro con due di esse continuando a sputarci sopra e ad aumentare l'umidificazione; preso dal delirio mi abbassai a novanta gradi, afferrai con le braccia distese in avanti due solidi arbusti, inarcai la schiena e porsi le mie chiappe spalancate nella posizione più recettiva possibile, inviandogli il chiaro messaggio che potesse disporre di me a suo piacimento.
Le labbra del mio sfintere palpitavano, ansimavano, si aprivano come un fiore che sbocciava, aprendo i suoi petali, ben lubrificato e pieno del desiderio proibito di essere penetrato.
Il mio culo aperto ed ansimante, già ampiamente slabbrato era pronto a risucchiare al suo interno qualsiasi uccello si accostasse al suo accesso.
Il suo tondo e turgido cappellone si appoggiò alla mia umida fessura e scivolò dentro quasi inghiottito dalla mia lasciva fica, poi con una spinta decisa il cazzo entrò in tutta la lunghezza dandomi una sensazione indescrivibile di riempimento che solo un cazzo nel culo riesce a darti.
Cominciò a sbattermi con grande decisione tenendomi saldo per i fianchi e facendomi sentire quella puttana che in queste situazioni desidero ambire di essere; ansimavo, sbavavo, godevo col culo mentre mi fotteva duro; il ciak ciak prodotto dai suoi affondi che sbattevano sui miei chiapponi echeggiavano nel buio e nel silenzio del bosco.
Dopo un po’ di minuti di questa eccitante cavalcata sentii gli intestini irrorarsi del suo liquido seminale, quasi un clistere, stava sborrando copiosamente dentro me, poi si ritrasse e la sborra esondò dalla mia rosellina colandomi lungo le gambe ed imbrattandomi i pantaloni abbassati.
Preso dalla foia cominciai a masturbarmi furiosamente fino a sborrare per terra mentre il mio scopatore. una volta uscito dal mio culo, si ricompose velocemente e si ecclissò tra gli alberi; cercai di ripulirmi in qualche modo con dei fazzolettini, ma mentre cercavo di sistemarmi mi accorsi che non ero più solo, un altro individuo aveva assistito alla mia monta; era un uomo oltre i sessanta con due bei baffetti curiosi, mi sembrava una persona rassicurante ed affidabile, mi sorrise mentre continuava a toccarsi il pacco da sopra i pantaloni, sembrava simpatico; gli feci un sorriso invitandolo con un cenno ad avvicinarsi e gli feci capire inequivocabilmente di approfittare pure del mio culo, riabbassandomi a novanta e porgendogli la cavità ancora umida e prontissima per essere nuovamente profanata.
Si avvicinò segandosi per portare il cazzo ad un livello accettabile di erezione per potermi inculare, una volta dietro si immerse nel mio pertugio ancora pregno di umori scivolandoci dentro senza ostacolo alcuno. Cominciò a fottermi, dapprima lentamente, poi sempre più in maniera cadenzata; mentre mi godevo questa seconda cavalcata, d’un tratto mi ritrovai un'altra nerchia davanti agli occhi, lunga e pendula, sulla quale si sarebbe dovuto lavorare parecchio con la bocca per portarla ad un’erezione accettabile.
Guardai il mio sodomizzatore, che mi sorrise e mi disse: ”E’ un amico! Succhiaglielo! Rendilo felice!”
Lo accontentai, e mentre lui continuava a sbattermi io mi occupai di raddrizzare quella notevole proboscide.
Il tipo era robusto e nerboruto, anche lui sui sessanta, un po’ rude, aveva un fare da tontolone, sembrava anche un po’ tardo di comprendonio per la verità, ma quello che aveva in mezzo alle gambe era qualcosa veramente fuori dalla norma, era quello che si dice un omone, un marcantonio, non molto sveglio ma con un membro dalle misure equine. Avvicinandomi con la bocca a quel ben di dio, il suo acre odore cominciò a penetrarmi nelle narici, non che profumasse particolarmente, anzi diciamo che emanava un odore non proprio invitante, ma una volta preso tra le labbra il sapore del cazzo mi fece perdere la testa, me lo feci scomparire in bocca e cominciai a darmi da fare con risultati più che accettabili, alla fine del lavoretto con la lingua risultava essere proprio un gran bell’esemplare di cazzo.
Nel frattempo, chi mi stava dietro era venuto allagandomi ancora di più il buco de culo, già abbondantemente lubrificato degli umori del cazzo precedente, estratto il cazzo dal mio didietro si spostò e lasciò che il nuovo venuto si accomodasse alle mie spalle e puntasse la sua grossa cappella a fungo sul pertugio; il suo non era un cazzo normale e ci sarebbe voluto un maggior impegno di tutti e due per farlo entrare bene tutto.
Cominciò a spingere e la cappella varcò la soglia senza alcuna difficoltà, le labbra della mia fica la avvolsero magistralmente, poi continuò ad esercitare una pressione costante entrando centimetro per centimetro, fino a che potei sentire la sua peluria solleticarmi le chiappe, segno che l’operazione era riuscita completamente e la pertica era ormai tutta dentro di me.
Cominciò a danzare col bacino coinvolgendomi nel movimento per abituare il mio culo alle dimensioni del suo cazzo, era la terza monta ma le premesse erano ottime e la nuova cavalcata sembrava degna di essere vissuta pienamente e soprattutto goduta, una fava così da sballo dentro al culo non sarebbe potuta capitare tutti i giorni.
Sentivo la sua rigida verga vivere il mio orifizio, percepirla solcare in tutta la sua lunghezza la cavità anale mi riempiva di soddisfazione e godimento, mi sentivo un cesso pubblico, una cloaca, tre cazzi in una sera non era la normalità.
Lo accompagnai divaricando le chiappe con le mani e spingendomi verso di lui per permettergli di entrare sempre più in profondità in un fantastico sodomitico balletto, stava esplorando le zone più recondite del mio intestino dove nessun cazzo probabilmente vi era mai arrivato.
Cinse con le mani i miei fianchi assestandomi colpi decisi ma profondi, ansimai come una cagna in calore, lo incitai ad aprirmi in due con il suo cazzone extra large tutto nel culo, giunsi a sborrare copiosamente senza toccarmi lasciandomi sfuggire un urlo di piacere che nell'ormai buio fitto che regnava tra gli alberi echeggiò per tutto il boschetto.
Messo a novanta, contemporaneamente ed inaspettatamente venni raggiunto da inaspettati spruzzi di sborra sul volto; l'amico coi baffetti aveva assistito alla cavalcata masturbandosi ed in prossimità dell'orgasmo aveva avvicinato la cappella alla mia bocca, ma non essendomene accorto in quanto assorto nell'oblio della terza inculata fini per imbrattandomi il volto.
Mi girai verso di lui con il volto pieno di sborra e con la lingua feci il gesto di ripulirmi le labbra dallo sperma che mi si era depositato, deglutii il tutto guardando il mio beneficiario con lo sguardo pieno di lussuria.
L'omone che mi stava inculando ad un certo punto si staccò improvvisamente procurandomi una brutta sensazione di vuoto dentro che avrei desiderato venisse subito colmata, ma non ebbi il tempo di supplicarlo di continuare a fottermi che mi spinse giù in malo modo facendomi accucciare velocemente davanti a se, ed infilandomi la mazza, già puzzolente di suo e ora arricchita anche dai residui dei miei escrementi, nella bocca, giù fino in gola quasi soffocandomi.
Emettendo un gemito roco ed animalesco si lasciò andare ad una sbrodolata pazzesca, per un attimo credetti di annegare, il suo seme sembrava mi uscisse fin dal naso, ebbi un conato di rigetto, non riuscii a deglutirla tutta.
In pochi minuti mi ritrovai solo, se ne erano andati tutti; si erano divertiti abbastanza e una volta raggiunto il godimento si erano dileguati tra gli alberi, mi asciugai, mi sistemai ed uscii dal bosco barcollando come un ubriaco, le gambe mi reggevano a malapena, raggiunsi l'auto camminando a gambe larghe, il mio sfintere era ancora dilatato come se bramasse un altro cazzo ancora, il freddo e l’umidità della serata percorrevano la mia cavità anale dilatata entrandomi dentro, salendomi su per il culo creandomi una sensazione di vuoto e un ulteriore desiderio dii cazzo che lo riempisse.
Pensai: "Mentre vado all'auto magari incontro qualcuno che mi piega a novanta e mi riempie nuovamente!"
Avevo l’impressione di camminare nudo nel bosco, senza pantaloni e senza mutande, una sensazione unica, un’avventura entusiasmante ma soprattutto appagante.

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